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Visitare Leh: la città del Ladakh che ti invita a rallentare

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È una città pulsante, pervasa da una sacralità mistica, dove ogni piccolo gesto quotidiano è un rituale ben preciso e dove il sorriso delle persone è sincero e contagioso: è Leh, la capitale del Ladakh – il Tibet indiano – e a me è rimasta profondamente nel cuore per tantissime ragioni. Leh è una città da scoprire e vivere lentamente, senza correre: è stato solo abbandonando la frenesia e la smania tipica dei turisti di oggi, rallentando e perdendomi negli angoli più local della città, che sono riuscito a godermi ogni singolo istante che ho avuto la fortuna di trascorrere qui.

Dopo averti raccontato le mie avventure in Ladakh, tra passi di montagna a 5000 metri di quota e valli remote, oggi ti voglio parlare del primo approccio con la Terra degli Alti Passi: quello con Leh, la città più grande e importante di tutta la regione. Una città da esplorare con lentezza e lasciandosi un po’ ispirare dall’intuito.

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Leh Ladakh: oltre le apparenze

“Abbandona le strade principali, entra nei vicoli meno frequentati, parla con i local, chiedi, domanda, chiacchiera. Ti si aprirà un mondo”

A Leh ogni respiro conta. E non solo perché la sua altitudine – 3500 metri sul livello del mare – costringe tutti a prendere le cose con estrema calma (sono necessari 2-3 giorni di acclimatamento, soprattutto per chi arriva via aereo), ma anche – e soprattutto – perché ad ogni respiro si scopre qualcosa di nuovo: un profumo, uno scorcio che non avevi notato prima, una scena di vita quotidiana che ti rimarrà impressa per sempre e che, quando ci ripenserai a mesi o anni di distanza, ti farà ancora emozionare.

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Panorama sulla città di Leh.

Non voglio dire che a Leh la vita sia tutta rose e fiori, anzi, devo mio malgrado sottolineare come – purtroppo – come tutte le città indiane, anche la capitale del Ladakh sia caotica, chiassosa e inquinata. Dopo qualche giorno ci si fa l’abitudine, almeno un poco, e si guarda oltre per scoprire un mondo di affascinante bellezza.

Se parlerai con le persone che abitano fuori da Leh, ad esempio nelle valli o persino nelle vicine cittadine di Thiksey o Choglamsar, ti sentirai dire che Leh è diventata negli anni un po’ falsa e un pelo troppo turistica: sono d’accordo solamente in parte con questa presa di posizione. O meglio, accettando il fatto che la città principale del Ladakh sia giocoforza un centro gravitazionale per i turisti che visitano la regione (potrebbe forse essere diversamente?) occorre sfoderare un minimo di raziocinio per discernere consapevolmente cosa è palesemente una trappola accalappiaturisti e cosa, invece, non lo è. La responsabilità, come sempre, è nostra come viaggiatori.

Come fare? Se hai lo spirito del viaggiatore, è semplice: abbandona le strade principali, entra nei vicoli meno frequentati, parla con i local, chiedi, domanda, chiacchiera. Ti si aprirà un mondo. Leh è una città estremamente sicura, i ladakhi sono un popolo eccezionalmente cordiale e accogliente: non c’è assolutamente nulla da temere, quindi non avere paura di buttarti. Se sei arrivato a Leh sei già sulla soglia di un pianeta parallelo, pronto a svelarti una realtà totalmente diversa da quella occidentale: davvero non vuoi andare oltre la porta di ingresso?

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Panorama sulla città di Leh.

Bazaar Road e Main Market Leh

È l’essenza stessa della città di Leh: il mercato principale è il cuore pulsante della vita quotidiana ladakhi e occupa gran parte del centro. Nel tempo si è adeguato alle esigenze turistiche e mondane, e hanno fatto la loro comparsa agenzie di viaggio, negozi di souvenir commerciali e bar di alta fascia. Anche qui, però, l’invito è a spingersi oltre alle apparenze per andare a scoprire le piccole botteghe artigianali e i locali tipici – meno frequentati ma assolutamente autentici.

Lungo l’ampia via principale, la Main Bazaar Road, si affacciano attività di ogni genere: i miei preferiti sono i negozi di abbigliamento locale, gli empori di pashmina e kashmir e le drogherie che vendono la frutta secca più buona del mondo.

Oltre a noci, mandorle e pistacchi (la solita frutta secca, insomma) una vera specialità ladakhi sono i frutti della valle essiccati naturalmente al sole attraverso procedimenti lunghi e manuali: devi assolutamente provare le ciliegie, i kiwi, le pesche e le albicocche. Queste ultime sono, per dire la verità, un po’ un’ossessione per gli abitanti del Ladakh: sono considerate una delle eccellenze delle valli ladakhi e vengono vendute (a peso d’oro) come una vera specialità locale sia fresche che secche.

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Main Bazaar Road a Leh.

Tibetan Refugee Market Leh

Le strade principali sono quelle dove ci si gode maggiormente l’atmosfera: c’è sempre tanta gente che passeggia, sia di giorno che di sera, ci sono i profumi di cibo e spezie, ci sono gli scorci sulla città e ci sono i canti e i balli (spesso improvvisati) dei local. Però è solo scegliendo le vie secondarie che si scoprono le piccole perle: una di queste è il Tibetan Refugee Market, una sorta di bazaar di prodotti autentici e provenienti dal Tibet.

Negli anni che hanno seguito l’invasione del Tibet da parte dei cinesi e dopo l’esilio del Dalai Lama in India, c’è stata un’inevitabile ondata di rifugiati tibetani in Ladakh: il Refugee Market divenne il fulcro del commercio di artigianato e lana tibetani. Oggi le cose sono un pochino cambiate, e purtroppo la stessa denominazione viene sovente usata da negozi che vengono oggetti simili ma non autentici, di importazione (ironicamente, spesso cinese). Il Tibetan Refugee Market originale si trova alla fine del mercato principale di Leh: se ci andrai, scoverai prodotti fatti a mano che possono diventare, oltre a dei bellissimi ricordi del viaggio, anche un modo per sostenere la vera economia locale.

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Panorama da Leh sulle montagne dell’Himalaya, Ladakh.

Quartiere Musulmano a Leh

Una delle scoperte più sensazionali che ho fatto a Leh è il suo quartiere musulmano. Ha inizio nei pressi della Moschea Jamia, al vertice settentrionale del Main Market, e si dirama sul versante occidentale del Palazzo di Leh attraverso vicoli secondari stretti e suggestivi che nascondono antichi forni, negozietti e attività local. Qui ho assaggiato il naan (il pane tipico indiano) più buono della mia vita: provalo e non potrai più farne a meno!

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I forni del quartiere musulmano di Leh.

Stupa, Monasteri e luoghi di culto a Leh

Spesso le guide turistiche, le riviste e gli articoli di blog sensazionalistici includono nella carrellata del “cosa vedere a Leh” anche una lunga sfilza di monasteri – come quello di Thiksey, Hemis o Matho. Devi sapere che questi bellissimi monasteri, dei quali io ti ho già parlato in precedenza, non si trovano a Leh, ma nella parte sud-est della Valle dell’Indo – quindi non lontani dalla città ma raggiungibili solamente con un taxi, una motocicletta o con i mezzi pubblici. In questo articolo citerò invece solamente i luoghi di culto della città di Leh, che si possono raggiungere senza problemi camminando a partire dal centro o addirittura dai quartieri periferici.

Alcune delle mete che troverai descritte qui di seguito sono super famose, altre invece sono attrazioni un po’ di nicchia (spoiler: sono le migliori!) e decisamente poco conosciute e frequentate.

Shanti Stupa

È la stupa più famosa di Leh e, forse, di tutto il Ladakh. Le stupa sono monumenti spirituali diffusissimi nei paesi buddhisti, in special modo in quelli del subcontinente indiano (di bellissime ce ne sono, ad esempio, in Thailandia). Generalmente servono a conservare delle reliquie e la tradizione vuole che gli si debba girare intorno per otto volte – rigorosamente senza scarpe e sempre in senso orario.

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La Shanti Stupa di Leh.

La maggior parte delle stupa buddhiste sono molto antiche, come quella di Tisuru – che ha una storia secolare e di cui ti parlerò tra pochissimo – ma non è il caso della Shanti Stupa: è stata costruita solo a partire dal 1983 ed è stata inaugurata nel 1991 dal Dalai Lama in persona. Ciononostante, è uno dei monumenti più significativi di Leh e, con la sua imponenza, domina la città dalla cima di un’altura sacra che gode di una vista sensazionale sulle montagne del Karakorum e dell’Himalaya.

Il biglietto di ingresso al complesso dello Shanti Stupa costa solamente 50 rupie (circa 0,50€), da pagare esclusivamente in contanti alla biglietteria. Oltre alla stupa, nel complesso ci sono un bellissimo tempio dedicato a Buddha e una sala di meditazione.

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Dettaglio della Shanti Stupa a Leh.

Stupa di Tisuru

La sua costruzione risale a 600 anni fa ed è attribuita al Re Gragspa Bum-Ide, vissuto nel 1400. Di sicuro non ti aspetteresti che il suo nome (Tisuru, Tisseru o Tiuseru) significhi, in lingua ladakhi … mulo giallo. Proprio così: un grosso asino giallo!

La storia di questo monumento è avvolta nel mistero. Secondo la leggenda e i racconti che si tramandano oralmente da secoli, infatti, si dice che nel luogo dove oggi sorge la stupa ci fosse un tempo una roccia giallastra a forma di asino. La popolazione locale credeva che quella roccia fosse stata maledetta da uno spirito malvagio, che aveva deciso (non si sa bene per quale motivo) di infliggere sofferenza agli abitanti dell’antica Leh.

I racconti si spingono addirittura a sostenere che una volta la regina guardò la pietra e si sentì subito male. Per controbilanciare le forze negative che circondavano il luogo, il re decise di erigere la stupa – allo scopo di intrappolare la forza oscura – e da allora gli abitanti di Leh vissero felici e contenti.

Che questa sia solamente una leggenda o che nasconda un fondo di verità non è dato a sapersi, ma una certezza c’è: recenti studi hanno verificato che, all’interno della stupa, si nasconde davvero una grande roccia.

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L’antichissima stupa di Tisuru.

Quella di Tisuru è la stupa più grande di tutto il Ladakh. La sua base misura 55 metri e venne costruita su quattro livelli utilizzando pietre locali, mattoni di fango cotto e altro fango come collante. È quindi decisamente sorprendente che la struttura sia rimasta pressoché integra fino ai giorni nostri, anche se ovviamente in modo non perfetto soprattutto nella parte più alta.

La stupa di Tisuru non è soggetta a un biglietto di ingresso. Come ti anticipavo, non è un luogo turistico e pochissimi visitatori la raggiungono – anche perché si trova ben al di fuori del centro città in una zona tutt’altro che frequentata. Io, ad esempio, non ho trovato proprio nessuno. Si può arrivare a piedi (circa 40 minuti dal Main Market di Leh) oppure in taxi o in motocicletta (15 minuti dal centro).

Palazzo di Leh

Il Palazzo di Leh è senza dubbio il simbolo della città di Leh. Si innalza nei pressi della sua altura più elevata e servì da residenza reale per i sovrani del Ladakh (quando era un regno indipendente) tra il Diciassettesimo e il Diciannovesimo secolo. Il modello a cui si ispira (come per altre costruzioni ladakhi, ad esempio il Monastero di Thiksey) al Potala Palace di Lhasa, in Tibet. In questo caso il palazzo venne costruito per volere del Re Sengge Namgyal e abbandonato in seguito a un colpo di stato che costrinse la famiglia reale a trasferirsi nel Palazzo di Stok (fuori Leh).

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Il Palazzo di Leh.

Sarò sincero: all’interno del Palazzo di Leh non c’è molto da vedere. Per essere onesti, le sue stanze sono tutte completamente vuote e, al netto di una serie di pannelli informativi che spiegano in breve la storia del palazzo, non si trova assolutamente nulla che sia degno di nota e che valga per davvero le 300 rupie richieste per acquistare il biglietto di ingresso (uno sproposito in confronto alle tariffe degli altri luoghi di interesse della città).

Perché, allora, vale la pena di visitare il Palazzo di Leh?

  1. Per la vista panoramica sulla città: una delle migliori. Il palazzo è costituito da ben nove piani, tutti raggiungibili ad eccezione dell’ultimo, così che le terrazze panoramiche garantiscano una vista davvero eccezionale.
  2. Per sostenere l’economia locale.

Il Palazzo di Leh si raggiunge a piedi in pochi minuti partendo dal Main Market. Un primo sentiero sale a destra della Moschea Jamia attraverso i vicoli in salita del centro. Un secondo percorso sale dalla strada dei forni, nel quartiere musulmano di Leh, e arriva quasi in cima all’altura del palazzo attraverso una comoda scalinata.

Tempio e Monastero di Tsemo

La maggior parte dei turisti si ferma al Palazzo di Leh. Ed è qui che entrano in gioco i viaggiatori: strani individui mossi da una curiosità tale da essere disposti a scalare la montagna che sovrasta il palazzo solo per scoprire cosa ci sia più sopra. Spoiler: la parte più interessante e soddisfacente di questa parte della città!

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Tsemo Hill con il relativo monastero visto da lontano.

Si chiama Monastero di Tsemo ed è uno dei pochissimi presenti nella città di Leh. Sorge proprio in cima alla collina ed è raggiungibile unicamente a piedi attraverso un sentierino sabbioso (non troppo simpatico) che parte proprio dal palazzo. Sono necessari solo pochi minuti, ma occorre prestare molta attenzione soprattutto a scendere. Il monastero è veramente minuscolo, ma riserva una meravigliosa sorpresa: una gigantesca statua di Buddha Maitreya (il “Buddha Futuro”) che ricorda quella ben più celebre collocata affianco al Monastero di Diskit nella Nubra Valley.

Il biglietto di ingresso al monastero costa 100 rupie (1€) e, fidati, ne vale assolutamente la pena.

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Il Buddha Maitreya nel tempio del monastero di Tsemo a Leh.

Skara Stupa

La si nota già da lontano perché sorge in cima a una collinetta solitaria: la stupa di Skara è un altro monumento antichissimo e poco frequentato. La stupa ha una sezione quadrata ed è realizzata in muratura bianca. Tutta la sommità della collina è squisitamente adornata con una quantità incredibile di bandierine tibetane: insomma, un’atmosfera eccezionale.

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La Skara Hill con l’omonima stupa.

Da Skara Road, nella parte sud-est di Leh, si imbocca il sentiero che risale fino in cima alla collina in pochi minuti: da lassù la vista sull’intera città, sulla vallata e sulle montagne è semplicemente mozzafiato.

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Skara Stupa a Leh.

Il grande Buddha Shakyamuni a Shey

Tra le cose che si possono scorgere senza troppi problemi dai punti sopraelevati di Leh, ad esempio dal terrazzo della Shanti Stupa o dalla collinetta della Skara Stupa, c’è senza dubbio il grande Buddha Shakyamuni del villaggio di Shey: una statua dorata alta 12 metri la cui stazza è veramente impressionante.

La nota negativa (da un certo punto di vista) è che la statua è stata eretta solamente nel 2025, quindi si tratta di un’attrazione più che recente. Il complesso di fatto non è ancora ultimato, perché sono ancora in corso dei lavori che porteranno alla realizzazione di un vero e proprio sentiero spirituale.

Quello di Shey resta un luogo di assoluta pace e tranquillità, anche questo decisamente poco frequentato e con una vista panoramica da far rabbrividire. Io l’ho raggiunto a piedi da Leh in circa un’ora e mezza, ma volendo si può prendere un taxi oppure guidare una motocicletta fino al villaggio. Nel 2026 non sono presenti biglietti di ingresso e la visita è assolutamente libera.

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Il gigantesco Buddha dorato di Shey domina una vista sensazionale sull’Himalaya.

Central Asian Museum Leh: il Museo dell’Asia Centrale

Se mi segui abitualmente nei miei racconti di viaggio saprai bene che non sono un amante dei musei. Ciononostante, il Central Asian Museum di Leh è una specie di must per chi visita la città, ed ecco perché:

  1. Non è semplicissimo ricostruire la storia di Leh parlando con i local, un po’ per via delle difficoltà linguistiche, un po’ perché non tutti sono informatissimi. Nel museo ci sono diverse testimonianze che raccontano come Leh sia stata anticamente un punto nevralgico nel commercio della Via della Seta e quali sono state le vicissitudini dei secoli fino ai giorni nostri.
  2. Anche qui, indubbiamente, per sostenere l’economia locale.

Il biglietto di ingresso costa solamente 50 rupie (0,50€) e il museo è visitabile tutti i giorni a partire dalle 10. Si accede al museo dalla Main Bazaar Road.

Perché Leh non è una città “mordi e fuggi”

Se sei arrivato fino a qui, dovresti aver capito perché Leh è una città unica al mondo e perché i suoi segreti migliori sono quelli che si scoprono autonomamente dopo qualche giorno di esplorazione. Con questo articolo ho voluto solamente darti qualche spunto per invitarti a lasciare andare le esitazioni, andare oltre le apparenze e scoprire così qualcosa di meraviglioso – che ti rimarrà dentro per sempre.

Solo chi ha vissuto Leh può comprenderla davvero, e di questo ne sono convinto.

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