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L’utopia di Bali, l’isola dai mille contrasti

Con oltre diciassettemila isole, l’Indonesia è il più grande stato-arcipelago del mondo oltre che la quarta nazione più popolosa del pianeta. Tra le sue isole, quella di Bali è sicuramente la più turistica, una destinazione che attira visitatori e viaggiatori da tutto il mondo e durante tutto l’anno. Le sue spiagge dorate e le acque cristalline, le spettacolari risaie, gli altissimi vulcani e il forte impatto della religione induista sullo stile di vita del popolo balinese sono tra le cose che rendono famosa Bali e che l’hanno trasformata, almeno nell’immaginario collettivo e soprattutto in Occidente, in una meta sognata, ambita e desiderata.

Negli ultimi anni Bali è diventata un vero e proprio punto di riferimento anche per backpackers e nomadi digitali: la vita costa poco, il clima è caldo per tutto l’anno e le persone sono gentili e accoglienti. Ma sono davvero tutte rose e fiori? Cosa si nasconde dietro a questa utopia? Dopo una settimana sull’isola, ecco le mie prime impressioni!

Il popolo balinese

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I balinesi sono le persone più gentili e cordiali che abbia mai incontrato. Camminando per strada, un balinese vi rivolgerà sempre un sorriso: spontaneo, genuino, affettuoso. Molti di loro non parlano l’inglese o lo parlano con molte difficoltà, eppure troveranno sempre il modo di aiutarvi: a gesti, chiedendo a loro volta aiuto a qualcun altro, oppure accompagnandovi personalmente dove avete detto di essere diretti.

Ad esempio, appena scesi dall’aereo all’aeroporto di Denpasar, siamo stati accolti da un uomo simpaticissimo e sorridente che ci ha guidato, in modo assolutamente disinteressato, nel processo di ottenimento del visto e della SIM locale: nessuno gli ha chiesto di farlo, e lui non ci ha guadagnato nulla nel farlo. Semplice e pura gentilezza, nient’altro.

Ecco un primo, grande contrasto: per i balinesi è consuetudine applicare tariffe differenti per gli abitanti locali e per i turisti. Questo significa che, soprattutto nei mercati, nei warung o nei negozi che si affacciano sulle caotiche strade dell’isola, probabilmente vi verrà chiesto di pagare molto di più di quanto non venga richiesto a un indonesiano. È possibile trattare, ovviamente, ma non sempre è facile riuscirci.

In alcuni luoghi molto turistici, vere e proprie organizzazioni istituiscono dei posti di blocco nei punti strategici e impongono ai turisti il pagamento di una tassa inesistente, seppure irrisoria, per poter accedere. Questo ci è successo, ad esempio, a Dreamland Beach, famosa spiaggia nei pressi di Uluwatu nel sud di Bali, dove per poter raggiungere la spiaggia alcuni uomini chiedono di pagare una fantomatica fee di 5000 rupie indonesiane (che corrispondono a circa 0,30€).

Dreamland Beach, una delle spiagge più celebri dell'isola di Bali.
Dreamland Beach, una delle spiagge più celebri dell’isola di Bali.

Anche al Monte Batur, dove vengono organizzati dei tour che portano i turisti sulla cima per assistere all’alba, un’organizzazione sorveglia i sentieri di accesso e impedisce agli escursionisti di salire in autonomia sul monte, chiedendo loro di pagare una somma di denaro superiore a quanto costerebbe un tour, oppure costringedoli a pagare una guida per proseguire.

Questi comportamenti non sono motivati dalla cattiveria, ma semplicemente dalla povertà e dall’allettante possibilità di approfittare di un gran numero di turisti occidentali, per i quali la vita in Indonesia costa veramente poco. Il margine di guadagno di un venditore ambulante che applica un sovrapprezzo al turista è veramente basso, così come le tasse che vengono imposte per accedere ai luoghi turistici sono irrisorie e ininfluenti per un qualsiasi visitatore. Resta però l’amaro in bocca per comportamenti scorretti e talvolta molto fastidiosi, se teniamo in considerazione che il turismo rappresenta oltre il 90% dei guadagni dei balinesi.

Il rapporto con la natura

I balinesi, anche a causa della fede induista, che ha un fortissimo impatto sulle loro vite, hanno un rapporto con la natura molto stretto. Le cerimonie religiose sono spesso incentrate sui cicli della natura e sulle fasi lunari. La amano e la rispettano, eppure persino nei luoghi più turistici dell’isola si trovano vere e proprie discariche a cielo aperto, che inquinano la terra e fanno male al cuore e agli occhi. L’immondizia gettata lungo la strada, l’incuria, e la mancanza totale di una differenziazione dei rifiuti, stanno avvelenando un paradiso naturale. Il tutto sotto gli occhi dei turisti, e soprattutto di chi in questi luoghi è nato e cresciuto.

Quella di Kuta è una delle zone maggiormente turististiche dell’isola, ed è famosa per essere frequentata dai surfisti e dai turisti più facoltosi che vogliono semplicemente godersi un po’ di lusso. Anche in pieno centro, allontanandosi di poco dagli angoli più famosi, ci si imbatte però nella totale povertà e nella sporcizia. La cosa peggiore è che le cose non sembrano in procinto di avviarsi verso un cambiamento positivo. Ecco un altro contrasto del popolo balinese: così amanti della natura, così indifferenti alla sua distruzione; così dediti alla preghiera e alla venerazione degli dei, ma così inermi di fronte alla distruzione dei loro luoghi.

Un’isola spremuta fino al midollo

Il turismo sfrenato sta rovinando Bali, e la colpa è da attribuire tanto ai turisti, quanto al popolo balinese. Il turismo è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni, portando sull’isola un numero spaventoso di persone pronte a spendere per godersi spiagge paradisiache, divertirsi e godersi il lusso di un’isola tropicale. I loro bisogni sconsiderati stanno modellando Bali e la stanno occidentalizzando, calpestando una cultura meravigliosa e genuina come quella balinese. La responsabilità è però anche dei locali, che ingolositi dai guadagni pressoché illimitati e dalle prospettive di incrementare i loro profitti, cedono sempre più alle assurde richieste di mercato.

Ecco quindi che le risaie terrazzate di Tegalalang, un patrimonio da proteggere e rispettare, sono diventate invece un’attrazione turistica dove si paga un consistente biglietto di ingresso e dove la natura è stata deturpata con altalene, zip-line e spot fotografici per coppie, in nome del turismo di massa. Il risultato è che luoghi incantati, dove gli amanti della natura vorrebbero semplicemente trascorrere del tempo in pace e rilassatezza, diventano invece per loro trappole infernali fatte di lunghe code, sentieri affollati e molto, troppo caos. La sensazione è che Bali stia venendo spremuta fino al midollo, e che ben presto rimarrà poco o nulla della vera filosofia balinese.

La vita rilassata e lo smog

A Bali si vive in modo lento e rilassato. È evidente: i balinesi vivono ogni cosa con calma e rilassatezza, e questo gli consente sicuramente di evitare stress e tensioni che sono invece il veleno della mentalità e dello stile di vita occidentali. Questo vale tanto per le vecchie generazioni quanto per le nuove, e questo indubbiamente rende le loro vite più spensierate. La sensazione è che i balinesi siano felici con poco, e che non gli serva nulla di più.

Tutto questo è meraviglioso, ma anche qui non è possibile fare a meno di notare un grande paradosso: il traffico caotico e lo smog che ne deriva stritolano Bali e i suoi abitanti in una morsa letale. Questo si unisce alla sporcizia e all’immondizia abbandonata per strada, ricollegandomi a quanto già detto prima, che rendono paradossalmente invivibile l’aria di quello che sarebbe e potrebbe essere senza problemi un paradiso naturale.

La lotta alla plastica e il cibo “healthy”

Qualcosa, a Bali, sta lentamente cambiando. O meglio, la sensazione è che ci siano dei timidi tentativi di migliorare la situazione ma che, nel concreto, portano risultati poco apprezzabili. Negli ultimi anni a Bali c’è stato un vero e proprio boom di richieste per il cibo vegetariano e vegano, o più in generale per il cibo salutare. A Ubud, ad esempio, esistono alcuni locali che offrono solo ed esclusivamente cibo vegano ed healthy, e che hanno come mission quella di limitare l’impatto sull’isola e, ovviamente, sul pianeta. Tra questi ci sono il KAFE e i ristoranti Sayuri e Zest.

La plastica, poi, è un grosso problema. Non solo per Bali, non solo per l’Indonesia, ma per tutti i paesi asiatici, che sono i principali responsabili dell’inquinamento degli oceani. L’uso della plastica, a Bali, è sconsiderato: dai sacchetti di mercati e supermercati alle cannucce e i bicchieri usati per i drink. Alcuni cafè e diner sull’isola hanno iniziato a usare cannucce di metallo, lavabili, per limitare l’uso della plastica.

Anche qui il paradosso è evidente: Bali vuole diventare la paladina del cibo sano e sostenibile, ma l’uso della plastica è ancora tanto, troppo radicato e contribuisce a inquinare terra e oceani. La lotta alle plastiche e agli allevamenti intensivi è apprezzabile e da sostenere, ma il sospetto è che si tratti solo dell’ennesima trovata commerciale che vuole cavalcare le nuove esigenze del turismo di massa piuttosto che sanare le ferite di un’isola in sofferenza.

La sicurezza a Bali

Bali è un’isola sicura, dove la criminalità è limitata solo a piccoli episodi di poco conto e dove i crimini maggiori sono veramente rari: bisogna avere più paura di essere derubati da una scimmia che non da qualche malintenzionato! I turisti possono girare per le strade dell’isola senza alcun problema, anche nei quartieri meno popolati e nelle ore notturne, e persino viaggiatrici solitarie possono sentirsi sicure in ogni istante.

Il paradosso è che Bali nasconde rischi legati a uno scarso senso del pericolo da parte degli abitanti dell’isola. Attraversare la strada, per un pedone, è molto rischioso: automobili e scooter vengono guidati in modo del tutto sconsiderato, e difficilmente i balinesi si fermano per consentirti di attraversare. Le strisce pedonali sono poche, e non vengono rispettate.

Bali, un tratto di strada nei pressi di Uluwatu.
Bali, un tratto di strada nei pressi di Uluwatu.

I marciapiedi, anche nelle zone centrali delle città, sono stretti, malmessi e pericolosi: a volte ci sono buche scoperte, a volte le piastrelle sono irregolari e malridotte, a volte ci sono persino ferri sporgenti o grossi ostacoli nel bel mezzo dell’asfalto. Insomma, quando si cammina per le strade di Bali bisogna avere sempre mille occhi: non per difendersi dai malintenzionati, ma per evitare di cadere, farsi male o venire investiti!

Conclusioni

Bali viene spesso dipinta come un paradiso terrestre e come un luogo ideale per vivere una vita lenta, rilassata e agevole. Viaggiatori, backpackers ed expat hanno incoronato quest’isola come il punto di ritrovo per eccellenza per chi sceglie uno stile di vita alternativo. Eppure, pochi giorni di permanenza qui mi hanno permesso di capire come in realtà la vita qui non sia esattamente quella che viene immaginata in Occidente: i tanti paradossi, le contraddizioni, l’abuso della natura da parte dei turisti e una tendenza ad assecondare sempre di più i loro bisogni sfrenati, danneggiano gravemente l’immagine di Bali e rischiano di rovinarla per sempre.

Tutti questi aspetti non traspaiono quasi mai dalle bellissime fotografie che vengono pubblicate ogni giorno sui social, ma sono evidenti quando si inizia a vivere per davvero l’isola! Nonostante queste considerazioni, Bali ha tantissimo da offrire a qualunque viaggiatore: luoghi da sogno, una cultura da scoprire, e soprattutto un sorriso genuino con cui sentirsi accolti.

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