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“Per quanto fossi preparato per un’esperienza intensa, il Ladakh è stato comunque in grado di spezzarmi – mettendomi a nudo di fronte alle mie emozioni più pure”
C’è un luogo, in India, lontano dai riflettori e persino da ciò che la gente immagina comunemente quando si parla di questo Paese. È il Ladakh: il Tibet Indiano, una terra estrema protetta dalle montagne dell’Himalaya e del Karakorum. E qui, ad altitudini che superano abbondantemente i 3000 metri sul livello del mare, nel corso dei secoli sono stati costruiti alcuni dei monasteri buddhisti più affascinanti del mondo.
Mosso da un inesauribile desiderio di avventura, mi sono messo uno zaino sulle spalle e sono partito alla volta del Ladakh con un sogno nel cuore: quello di scoprire più da vicino la cultura buddhista. Dialogare apertamente con i monaci, fare esperienze autentiche e crescere, sia come viaggiatore che come uomo: erano questi gli obiettivi del mio viaggio. Ma per quanto fossi preparato per un’esperienza intensa, il Ladakh è stato comunque in grado di spezzarmi – mettendomi a nudo di fronte alle mie emozioni più pure.
Oggi voglio condividere con te il racconto di parte di queste mie esperienze, parlandoti dei 10 monasteri buddhisti in India che non puoi assolutamente perdere se deciderai di tuffarti anche tu nella cultura del Ladakh.
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In questo articolo
Cosa vedere in Ladakh: il Monastero di Thiksey
Non è distante da Leh, la “capitale” del Ladakh, ed è senza alcun dubbio tra i monasteri buddhisti più affascinanti della regione. Esteticamente, il suo aspetto è sontuoso: l’architettura è quella del Potala Palace di Lhasa, in Tibet. In effetti, è impossibile non pensare alla storica residenza del Dalai Lama quando si muovono i primi passi verso il suggestivo complesso, posto in cima a un’altura che sovrasta la strada che collega Leh con Kharu – tagliando in due la parte più meridionale della Valle dell’Indo.
Il Monastero di Thiksey, che reputo uno dei più belli in Ladakh, è visitabile tutti i giorni dalle 6 del mattino fino alle 19. Gli orari sono però davvero indicativi, perché i cancelli possono essere aperti già prima dell’orario di apertura (cosa che tipicamente accade) e chiudere prima o dopo rispetto all’orario previsto. In Ladakh è così: in pochi guardano l’orologio e bisogna abituarsi a tempistiche molto … rilassate!

I visitatori sono invitati a pagare un biglietto di ingresso che costa appena 40 rupie indiane (l’equivalente di meno di 40 centesimi di euro) che sostengono il monastero.
Il complesso monastico di Thiksey segue la corrente Gelugpa del Buddhismo Tibetano, che è tra le più influenti e diffuse. Una delle sue particolarità è una statua gigante del Buddha Maitreya (ovvero del “Buddha Futuro”, che per i tibetani è simbolo di prosperità e buon auspicio per gli anni a venire) che di fatto è una replica (ben più piccola) di quella che si trova all’esterno del Monastero di Diskit nella Nubra Valley.

Thiksey è un paesino tranquillo, ideale anche per soggiornare lontano dal caos di Leh. Io ho dormito, ospite di una famiglia locale, a soli due chilometri dal monastero ed è stata una scelta quantomai azzeccata: questo mi ha dato la possibilità di svegliarmi molto presto e di raggiungere il monastero all’alba per assistere alla puja del mattino – ovvero le tradizionali preghiere dei monaci che si svolgono tutti i giorni alle 6. In genere, i visitatori occidentali presenti alla cerimonia sono davvero pochi – e ciò rende l’esperienza assolutamente intensa, perché i monaci sono molto contenti di condividere il momento più speciale della giornata con i turisti – poiché questi siano rispettosi.
🤚 A questo punto voglio fare una precisazione molto importante. Devi sapere che la popolazione ladakhi ha conosciuto il turismo relativamente da poco – e il turismo occidentale da ancora meno tempo. A differenza di quanto avviene (purtroppo, a ragione) in altre parti del mondo, in Ladakh i local hanno una grande stima nei confronti dei visitatori occidentali, poiché si sentono rispettati e apprezzati da noi. Ti prego, quindi, di comportarti correttamente in ogni circostanza e di fare in modo che il loro modo di vederci non cambi: ciascuno di noi deve fare la sua parte.
Se deciderai di assistere anche tu alla puja del mattino, ricordati quindi di mostrare il massimo riguardo e rispetto per i monaci e per la cultura locale: non arrivare in ritardo, non fare il minimo rumore durante la cerimonia, siediti solo dove è consentito e non rifiutare il butter tea – il tipico tè al burro – quando ti sarà offerto dai monaci 😊

Lo sapevi che a Thiksey non manca mai il butter tea? Il Rinpoche del monastero – ovvero il monaco che ha il ruolo di guida spirituale del complesso, ha deciso che il tipico tè al burro ladakhi deve essere disponibile per tutti (monaci e visitatori) a qualunque ora del giorno. Nel locale cucina del monastero troverai quindi disponibile una caraffa termica e sempre potrai versarti liberamente una tazza di tè.
Monastero di Thiksey come arrivare
Quello di Thiksey, rispetto ad altri monasteri del Ladakh, è piuttosto semplice da raggiungere poiché si trova ad appena 17 chilometri da Leh. Da quest’ultima città (in particolare dalla stazione dei bus) partono tre collegamenti al giorno per Kharu: alle 7:45, alle 12:00 e alle 15:30. Per visitare il monastero devi scendere alla fermata di Thiksey (circa 30-40 minuti da Leh a seconda del traffico).
Il costo a tratta è di 30 rupie (meno di 0,30€) e il pagamento avviene alla discesa dal bus (quindi non devi preoccuparti di fare il biglietto in anticipo).
I rientri a Leh sono previsti alle 9:15, alle 13:15 e alle 17:30 da Kharu – di conseguenza puoi aspettarti che il bus arrivi a Thiksey circa 30-40 minuti dopo l’orario indicato.
Ti suggerisco comunque di visitare il sito ufficiale della società di trasporti del Ladakh perché gli orari cambiano di frequente.

Monastero di Matho in Ladakh
Meno conosciuto e visitato rispetto a quello di Thiksey, il Monastero di Matho – noto anche come Matho Gompa – è sicuramente uno di quelli che catturano l’attenzione già da lontano: i colori sgargianti delle facciate del suo edificio principale e la sua collocazione isolata su una collina protetta da alte pareti innevate lo rendono praticamente unico tra i monasteri del Ladakh.

Il bello, però, arriva quando si mette piede nel monastero: qui troviamo magnifici elementi dorati, un meraviglioso chiostro spazioso e luminoso e dei bellissimi templi dove è possibile anche sedersi e meditare in totale tranquillità. Uno di questi ospita anche una meravigliosa statua di Buddha Maitreya, il “Buddha Futuro”.

Il Monastero di Matho è l’unico, in Ladakh, ad appartenere alla corrente Sakya del Buddhismo Tibetano – che così come il Gelugpa è tra le quattro più influenti. È stato fondato agli inizi del Quindicesimo secolo dal monaco Dorje Palsang, che ricevette dal Re del Ladakh in persona il terreno su cui costruire il sito religioso. Si dice che il monaco visse per un periodo all’interno di una grotta situata nei pressi dell’attuale monastero prima che cominciassero i lavori di costruzione dello stesso, ma non è chiaro se si tratti di una leggenda o di una storia vera.
L’invasione musulmana del Sedicesimo secolo distrusse quasi totalmente il Monastero di Matho, che tuttavia tornò in piena attività nel periodo immediatamente successivo quando gli invasi si ritirarono.

Ogni anno, a Matho, viene celebrato un importante festival, durante il quale due monaci “prescelti” entrano in uno stato di trance e si dice siano in grado di fare previsioni sul futuro o di ferirsi senza che il giorno successivo siano visibili cicatrici o segni di qualunque tipo sui loro corpi. La celebrazione si svolge il 14° e il 15° giorno del primo mese del calendario lunare tibetano, dunque generalmente nei mesi di febbraio o marzo.

Nel Monastero di Matho la tradizione Sakya si è preservata perfettamente perché, fino a pochi anni fa, i monaci erano obbligati a recarsi in Tibet per studiare approfonditamente ogni rituale e preghiera insegnata direttamente nel villaggio di Sakya o nella vicina Ngor. Completati gli studi, potevano ritornare per mettere in pratica quanto appreso.
L’ingresso al Monastero di Matho ha un costo di 50 rupie, ma la particolarità è che non esiste una vera e propria biglietteria: tutto si basa fortemente sulla fiducia, quindi dovrai dare i soldi direttamente ai monaci. Ricordati di farlo, non solo perché è una cosa corretta, ma anche perché ti daranno il biglietto di ingresso che potrai conservare come ricordo della tua visita!
Monastero di Matho come arrivare
Purtroppo non è semplice raggiungere Matho se non hai a disposizione un tuo mezzo privato o se non ti affidi a taxi o tour guidati: sebbene il monastero disti solamente 25 km da Leh, non ci sono infatti bus che lo raggiungono.
💡 Pro-tip: se hai trovato una sistemazione nella zona di Thiksey o nei dintorni, chiedi a chi ti ospita se è disponibile ad accompagnarti a Matho in cambio di una ricompensa economica. In questo modo pagherai meno rispetto alle tariffe (non contrattabili) applicate dai taxisti e sosterrai piccole realtà.
Monastero di Hemis
È il più ricco dei monasteri del Ladakh, e per una valida ragione storica: mentre nel corso dei secoli tutti gli altri monasteri hanno subito (chi più, chi meno) attacchi, invasioni e saccheggi, quello di Hemis è sempre rimasto inespugnabile. Il motivo è presto spiegato: Hemis sorge in una conca naturale posta tra due altissime pareti rocciose, del tutto invisibile da valle e persino dalle immediate vicinanze a meno di conoscerne esattamente la posizione.
Il Monastero di Hemis, che è anche il complesso monastico più grande del Ladakh, segue la corrente Mahayana del Buddhismo Tibetano. La sua fondazione risale al Diciassettesimo secolo, ad opera del principale discepolo di Gyalwang Drukpa – il più celebre tra gli yogi dell’Himalaya. È contraddistinto da un enorme chiostro, che a me ha ricordato moltissimo le famose scene del film “Il Piccolo Buddha” di Bernardo Bertolucci.

Il complesso ospita oggi più di 100 monaci, ma esistono oltre 200 suoi monasteri “satellite” nell’area himalayana che portano a oltre 1000 i monaci in qualche modo legati a Hemis. In Ladakh, e persino al di fuori dei suoi confini, Hemis è famoso per il festival che si celebra ogni anno il 10° e l’11° giorno del quinto mese del calendario lunare (tipicamente nel mese di giugno).
Hemis si differenzia dagli altri monasteri del Ladakh anche per essere l’unico ad avere una vera e propria biglietteria all’ingresso e per un costo molto più alto del biglietto: 100 rupie, corrispondenti a 1€, che sono circa il doppio rispetto alla tariffa tipica dei monasteri della regione. D’altra parte è anche uno dei più visitati.

Monastero di Hemis come arrivare
Nonostante la relativa vicinanza a Leh, appena 45 chilometri, non è semplice raggiungere il Monastero di Hemis se non si ha a disposizione un mezzo proprio. L’opzione più gettonata è quella di prendere un taxi da Leh, che ha un costo di 1000-1300 rupie (tra i 10 e i 12€) a tratta e che può essere eventualmente condiviso con altri visitatori.
In alternativa, è sempre valido il suggerimento di chiedere ai local un passaggio o persino di fare autostop da Leh, Kharu o Thiksey: come ti ho spiegato qui, insieme a tutti i miei suggerimenti per visitare il Ladakh, questa pratica è assolutamente sicura e spesso usata dagli stessi local!
Monastero di Stakna
Collocato più o meno a metà strada tra i monasteri di Matho ed Hemis, quello di Stakna è abbastanza piccolo (ospita circa 40 monaci), più sobrio dal punto di vista architetturale e meno frequentato. Proprio perché qui arrivano meno visitatori, ho avuto modo di colloquiare più a lungo con i monaci: sono uomini molto colti, aperti a dialogare anche di tematiche religiose senza alcuna presunzione e senza preconcetti, ma anche pronti a rispondere semplicemente “non saprei” quando non conoscono la risposta a una domanda.

Stakna è costruito, come tanti altri monasteri buddhisti, in cima a una collina solitaria. Questa, in particolare, si trova proprio nel bel mezzo della Valle dell’Indo, in una zona molto brulla e isolata, il che erge il monastero a vedetta sul fiume e sulle montagne circostanti: la visita è molto soddisfacente anche da un punto di vista paesaggistico!

Fu un monaco del Bhutan, seguace della corrente buddhista Drugpa, a fondare il Monastero di Stakna nel Sedicesimo secolo in cima alla suddetta collina. Una delle particolarità del monastero è una statua di Arya Avalokitesvara – il più noto bodhisattva (individui che, secondo il buddhismo, rinunciano o postpongono il raggiungimento del Nirvana per rimanere nel mondo ad aiutare le altre persone a “trovare la Via”) il cui nome è spesso associato al sentimento della compassione.
Il costo del biglietto (richiesto sempre in forma fiduciaria) per visitare il Monastero di Stakna è di 50 rupie.


In lingua ladakhi, “Stakna” significa letteralmente “dente di tigre”. Questo perché si dice che la collina su cui è stato costruito sembri ricordare la forma del dente aguzzo di uno di questi animali!
Come raggiungere il Monastero di Stakna
Stakna sorge a 25 km di distanza da Leh e può essere raggiunto con facilità solamente guidando una moto o prenotando un taxi da Leh. In caso contrario, lo si può visitare nell’ambito di un tour guidato (organizzato dalle agenzie di viaggio di Leh) che solitamente include anche i monasteri di Hemis e Thiksey, oppure chiedendo un passaggio ai local che viaggiano tra Leh e Kharu.
Monastero di Likir
Nella parte settentrionale della Valle dell’Indo, oltre l’iconico punto di confluenza con il fiume Zanskar, il panorama si fa più brullo e arido a mano a mano che ci si avvicina a quella che local e turisti amano chiamare “moonland” – il terreno lunare.
Tra le montagne nude e desolate di questa parte del Ladakh ci sono alcuni dei suoi monasteri più noti, tra cui quello di Lamayuru e quello di Alchi. In pochi, tuttavia, conoscono il villaggio di Likir e il suo complesso monastico: una vera e propria oasi verdissima nel deserto roccioso, che si apre all’improvviso e che lascia ammaliati.

Il Monastero di Likir sorge a un’altitudine di 3700 metri sul livello del mare ed è molto più antico di molti dei monasteri del Ladakh – risalendo addirittura all’Undicesimo secolo. Appartiene alla corrente buddhista Gelugpa (come quello di Thiksey) e possiede nel suo cortile una statua gigante di Buddha Maitreya – alta 23 metri e ancora una volta ispirata a quella presente a Diskit nella Nubra Valley (quest’ultima alta però 32 metri). È un vero peccato che, quando ho visitato il monastero, fossero in corso dei lavori di ristrutturazione proprio sulla statua!

Adiacente al Monastero di Likir si trova poi la scuola dei giovanissimi monaci, che sono molto felici di accogliere i visitatori e di offrire loro del tè caldo.
Likir come arrivare
Fortunatamente, Likir è collegata con Leh attraverso un bus giornaliero che parte dalla stazione dei bus alle 16:30 e che arriva a destinazione circa due ore più tardi. Il costo del biglietto è di 100 rupie. Nota che lo stesso bus rientra a Leh subito dopo e che non ci sono altre corse successive: in pratica, una volta arrivato a Likir, ti suggerisco di pernottare e di rientrare a Leh il giorno dopo. Se posso darti un consiglio, però, dopo aver visitato Likir vale la pena di proseguire verso nord per esplorare Alchi, Lamayuru e la città di Kargil.
Trovandosi a soli 50 km da Leh, Likir si raggiunge ancora più facilmente se si ha a disposizione un mezzo proprio oppure se ci si affida a un taxi.
⚠️ L’autostop è una scelta valida per raggiungere Likir, ma non per lasciare il villaggio: sono infatti ben pochi i veicoli che transitano per questo paese isolato e i taxisti che arrivano a Likir sono nella maggior parte dei casi pagati dai clienti per attenderli e portarli alla tappa successiva dopo aver visitato il monastero – quindi molto difficilmente ti daranno un passaggio. Io, ad esempio, ho dovuto camminare per diversi chilometri prima di riuscire a tornare sulla strada principale e trovare un automobilista disposto a portarmi ad Alchi!

Monastero di Alchi
È il più antico dei monasteri del Ladakh e senza ombra di dubbio è uno dei più particolari. A cominciare dal fatto che qui non è possibile scattare nemmeno una fotografia: all’ingresso viene infatti richiesto a tutti i visitatori di depositare in un locker cellulari, fotocamere, borse e zaini. Una scelta radicale, che personalmente non ho apprezzato, ma che di sicuro rende unica l’esperienza. Purtroppo, anche fotografare esternamente il complesso è un’impresa ardua, perché non risulta ben visibile dal villaggio e per arrivare all’ingresso si percorre una lunga passeggiata cinta da mura che impediscono di vedere chiaramente il monastero.
Il Monastero di Alchi ha quasi 1000 anni di storia: una visita è quindi praticamente d’obbligo, non fosse altro per apprezzare da vicino i templi più antichi del Ladakh. Pensa che nel corso dei secoli questi hanno subito restauri davvero minimi, a differenza di quanto accade invece tipicamente negli altri monasteri, e dunque passeggiare ad Alchi è un po’ come girovagare tra le rovine di un tempo passato.
All’ingresso del monastero si paga un biglietto di ingresso il cui costo è, tuttavia, poco chiaro: la tariffa ufficiale dovrebbe essere di 100 rupie, ma di fatto a me ne sono state richieste 50 e ho sentito dire di visitatori che hanno pagato addirittura solamente 30 rupie. Questo aspetto resta un mistero: la nota positiva è che, al più, pagherai un euro per visitare il monastero!
Ciò che non mi è piaciuto di Alchi è il villaggio estremamente turistico che circonda il monastero, dove sorgono hotel e ristoranti costosi: una caduta di stile per uno dei siti archeologici più importanti del Ladakh e dell’India.
Come andare da Leh ad Alchi
Esiste un bus che parte dalla stazione di Leh ogni giorno alle 16 e che arriva ad Alchi circa 2 ore e mezza più tardi: il costo è di 120 rupie (meno di 1,20€). Come per il bus da Leh a Likir, anche in questo caso non sono previsti ritorni verso Leh oltre a quello che effettua il medesimo bus dopo aver raggiunto Alchi, di conseguenza è bene organizzarsi pernottando in zona per poi spostarsi il giorno successivo.
Sono ovviamente sempre disponibili i taxi che partono da Leh, mentre per gli autostoppisti vale un suggerimento già dato in precedenza – ovvero: è piuttosto semplice trovare un passaggio per raggiungere il Monastero di Alchi, ma non lo è altrettanto trovarne uno per lasciare il villaggio. Bisogna quindi mettere in previsione di dover camminare per svariati chilometri – almeno fino alla strada principale, dove è più semplice trovare automobilisti diretti verso Leh o Kargil.
Monastero di Lamayuru
Tra i più noti e fotografati monasteri della regione, quello di Lamayuru è assolutamente unico – perché è costruito in una posizione arroccata sulle montagne lunari del Moonland ladakhi. A me quello di Lamayuru ha ricordato i sensazionali monasteri di Meteora in Grecia: ne hai mai sentito parlare?

A dispetto di una grande rilevanza mediatica, specialmente sui social network, la cittadina di Lamayuru non si è particolarmente sviluppata intorno al settore turistico e questo gioca sicuramente a suo favore per quanto riguarda i miei gusti personali: parliamo di un villaggio piccolo e modesto, dove le sistemazioni sono perlopiù spartane e accessibili.
Il costo del biglietto per visitare il monastero di Lamayuru è di 50 rupie. Consiglio di visitarlo all’alba, per assistere alla puja mattutina, appure nel tardo pomeriggio per godersi lo spettacolo del sole al tramonto sul terreno lunare che lo circonda.

Lamayuru Ladakh come arrivare
Le soluzioni consigliate per raggiungere Lamayuru sono i taxi (privati o condivisi) che partono da Leh o i tour guidati. Come al solito, chi ha un mezzo proprio (ad esempio una moto noleggiata a Leh) ha vita ben più semplice: da Leh si impiegano circa tre ore, ma nel mezzo si può fare tappa a Basgo, Likir e Alchi. Non esistono infatti bus che raggiungano Lamayuru, anche se ti segnalo che un minibus effettua il collegamento Leh-Kargil passando per Lamayuru. Non è semplice capire con che frequenza e in quali orari, ma la tratta dovrebbe essere giornaliera ed essere operata di primo mattino.
Il monastero, che è veramente suggestivo, si raggiunge in circa 15-20 minuti di passeggiata in salita partendo dalla strada principale del villaggio. Oppure, chi ha un mezzo proprio, può guidare fino al parcheggio collocato esattamente davanti ai cancelli del monastero.

Monastero di Samstanling
I monasteri, si sa, sono luoghi estremamente silenziosi e pacifici, ma quello di Samstanling nella Nubra Valley è in particolare uno dei più tranquilli e sereni in cui abbia mai messo piede. Sarà che ho visitato anche questo monastero alle luci dell’alba, sarà stata l’esperienza di fare colazione con i monaci condividendo con loro butter tea e thukpa appena scodellato, ma di sicuro non mi scorderò facilmente le emozioni che ho provato a Samstanling.

Del resto, persino il Dalai Lama ha un posto speciale per questo monastero nel proprio cuore e, ogni volta che torna in Ladakh, non manca di fare una visita a Samstanling. Tanto che un’intera stanza, per non dire un piccolo appartamentino all’interno del monastero, è riservato a lui ed è liberamente visitabile insieme al resto del sito monastico. Un’altra particolarità di questo luogo è il giardino, sapientemente curato dai monaci, dove sorge un bel frutteto – con splendidi albicocchi e meli pieni di frutti.

A differenza di tutti gli altri monasteri buddhisti in Ladakh, quello di Samstanling non è costruito su un’altura – bensì allo stesso livello del piccolo villaggio di Sumur. Siamo nella Nubra Valley, una delle più turistiche e frequentate del Ladakh, ma il bello è che quasi nessuno fa tappa qui.
Non è previsto il pagamento di un biglietto di ingresso per visitare il monastero di Samstanling, ma un dettaglio importante è che i cancelli del monastero aprono appena prima delle 7 del mattino.
Sumur Nubra Valley come arrivare
Raggiungere la Nubra Valley da Leh è piuttosto semplice, anche perché la maggior parte dei tour organizzati che partono dalla città principale del Ladakh includono uno o due giorni di stop nella valle. Tuttavia, le destinazioni più turistiche sono Diskit (dove sorge un bellissimo monastero, che ho già citato fugacemente in questo articolo e che ti raccomando di visitare ugualmente nonostante abbia scelto di non inserirlo nella mia carrellata) e Hunder, mentre il piccolo villaggio di Sumur viene in genere snobbato dal turismo.
Da Leh partono tre bus a settimana diretti nella Nubra Valley attraverso il mitico passo Khardung-La, ma ognuno ha destinazioni diverse: il lunedì raggiunge Tongsted, il giovedì Khemi e il sabato Charasa. Per arrivare a Sumur puoi prendere uno qualunque dei primi due, ricordandoti però di scendere nel villaggio dove sorgono anche le incredibili dune di sabbia. Il costo a tratta è di 250 rupie (circa 2,50€) e il ritorno a Leh avviene il giorno successivo alla stessa ora (calcolata a partire dalla cittadina capolinea, ovvero Tongsted o Khemi a seconda del giorno).
Monastero di Spituk
Il Monastero di Spituk, noto in passato anche come Monastero di Pethub, risale all’Undicesimo secolo e appartiene alla corrente Gelugpa del buddhismo tibetano. Oltre alla sua grande importanza religiosa, che lo rende meta di pellegrinaggio anche per il popolo ladakhi, Spituk offre anche una gloriosa vista sulla Valle di Leh. Purtroppo, al giorno d’oggi, sorge anche esattamente di fronte all’aeroporto della città – pertanto la quiete del monastero viene regolarmente turbata dal decollo e dall’atterraggio degli aerei (in gran parte militari).

Ciononostante, quella al Monastero di Spituk è una tappa che consiglio a tutti per due buone ragioni: la prima è la sua vicinanza alla città di Leh (appena 15-20 minuti in bus) e la seconda è il bellissimo tempio che si trova nella parte più elevata del monastero, proprio in cima alla collina.
Qui sono contenute tre statue che i buddhisti reputano assolutamente sacre: quella del Buddha Sakyamuni (Siddharta Gautama), quella di uno dei fondatori della corrente Gelugpa e quella di Guru Padmasambhava. Quest’ultimo è uno dei maestri buddhisti più noti e si dice, secondo la credenza locale, che non sia nato – bensì che sia apparso sottoforma di un bambino di otto anni adagiato su un fiore di loto al centro di un lago sacro in India.
Ogni anno a Spituk si celebra un festival noto come Spituk Gustor: le date esatte variano ogni anno, dal momento che corrispondono al 28° e al 29° giorno dell’undicesimo mese del calendario lunare tibetano, ma generalmente si tratta del mese di gennaio.
Non è previsto un biglietto di ingresso per visitare il monastero.

Bus da Leh a Spituk
Esiste un bus che collega Leh con Spituk, ma attenzione: non parte dalla stazione degli autobus principale, bensì dal Leh Gate (la porta di accesso alla città). Si tratta di piccoli minibus, che viaggiano continuamente tra le 8 del mattino e le 8 di sera facendo la spola tra Leh e Spituk – spesso facendo tappa anche all’aeroporto. Una volta tanto, quindi, non ci sono problemi a raggiungere la destinazione e neppure a tornare in modo efficiente! Il costo del biglietto è di appena 20 rupie.
Monastero di Rangdum
Se pensi che i monasteri di cui abbiamo parlato fino ad ora si trovino in posizioni isolate, quando arriverai a Rangdum sarai costretto a ricrederti: siamo nella parte più meridionale della Valle del Suru, praticamente a ridosso del Passo Penzi La – la porta di accesso allo Zanskar. Il villaggio di Rangdum sorge a 4000 metri di altitudine lungo l’unica strada che attraversa la valle ed è collocato nel bel mezzo delle altissime montagne himalayane che contraddistinguono questa parte del Ladakh. Su tutte, dominano la scena il Nun e il Kun, le due vette gemelle perennemente innevate (7135 mslm e 7077 mslm rispettivamente) che segnano un confine naturale tra le unità territoriali di Ladakh e Jammu & Kashmir.

Ma lo spettacolo è in ogni direzione: montagne rocciose che superano i 5000 metri di altitudine, enormi distese verdi e una splendida valle fluviale laddove scorre impetuoso il Suru. E poi c’è questo monastero, costruito in cima a una collina solitaria a 7 chilometri dal villaggio, dove la pace regna sovrana.

Come tanti altri complessi monastici di cui ti ho parlato in questo articolo, anche il Monastero di Rangdum appartiene alla corrente buddhista Gelugpa, anche se la sua costruzione è un poco più recente: risale infatti al Diciottesimo secolo. Oggi ospita appena trenta monaci e … quasi altrettanti asini! Oltre a fare compagnia ai monaci, gli asini vengono utilizzati per il trasporto di cibo, acqua e materiali non solo all’interno del monastero ma anche nel villaggio. Devi infatti comprendere che in inverno (in realtà, per la maggior parte dell’anno) Rangdum è completamente tagliato fuori dal resto del Ladakh a causa della neve che ricopre e rende inagibili i passi montani che lo collegano allo Zanskar e a Kargil.
In tempi recenti, appena pochi anni fa, il monastero è diventato green al 100%, adottando esclusivamente energia rinnovabile proveniente dal sole.
Per visitare il monastero non è richiesto alcun biglietto di ingresso.

Rangdum come arrivare
Raggiungere il villaggio di Rangdum, se non hai a disposizione il tuo mezzo privato o non viaggi a bordo di taxi privati o condivisi, è quasi un’impresa impossibile: non esistono infatti bus che transitano lungo la strada che attraversa il villaggio. Da Sankoo, l’ultimo paese della Valle del Suru raggiunto da un collegamento pubblico (nello specifico, un bus che parte dalla città di Kargil) ho fatto autostop fino al ghiacciaio di Parkachik e, da lì, ho trovato un secondo passaggio fino a Rangdum.
💡 Pro-tip: spesso l’esercito presente ai posti di blocco non vede di buon occhio i “passaggi” dati dai local ai visitatori stranieri e può capitare, come è successo a me, che si venga fermati e trattenuti per un po’ di tempo. Ma non preoccuparti: se hai con te il passaporto, i vari permessi richiesti e ti mostri disponibile a rispondere a tutte le loro domande e a compilare un sacco di scartoffie, i militari ti lasceranno proseguire senza opporre troppa resistenza.
| MONASTERO | CORRENTE BUDDHISTA | COSTO DEL BIGLIETTO | MEZZO CONSIGLIATO |
|---|---|---|---|
| Thiksey | Gelugpa | 40 INR | Bus da Leh |
| Matho | Sakya | 50 INR | Taxi, tour guidato o autostop |
| Hemis | Mahayana | 100 INR | Taxi, tour guidato o autostop |
| Stakna | Drugpa | 50 INR | Taxi, tour guidato o autostop |
| Likir | Gelugpa | Nessun biglietto. | Bus da Leh |
| Alchi | Vajrayana | 100 INR | Taxi, tour guidato o autostop |
| Lamayuru | Vajrayana | 50 INR | Taxi, tour guidato, autostop o minibus Leh-Kargil |
| Spituk | Gelugpa | Nessun biglietto. | Minibus da Leh |
| Rangdum | Gelugpa | Nessun biglietto. | Taxi, tour guidato o autostop |
| Samstanling | Gelugpa | Nessun biglietto. | Bus da Leh per la Nubra Valley (fermata Sumur) |

Monasteri buddhisti da vedere in India: conclusioni
Raccontare le mie esperienze di viaggio nel mondo è il mio lavoro, ma non mi abituo mai all’emozione che comporta riviverle e vederle trasformarsi in parole. I monasteri di cui ti ho parlato in questo articolo sono solamente alcuni dei tantissimi che si possono visitare in Ladakh e ho dovuto fare delle scelte per stilare una classifica dei 10 che mi hanno colpito più degli altri, in base alle emozioni che ho provato e alle esperienze personali che ho vissuto nel corso del mio viaggio.
Ciò non significa che non consiglio di visitare quelli che sono rimasti al di fuori di questa carrellata, come ad esempio il Monastero di Diskit nella Nubra Valley (spesso considerato uno dei “must” di un viaggio in Ladakh) o il suggestivo Monastero di Phuktal nello Zanskar.
Insomma: c’è veramente l’imbarazzo della scelta quando si parla di monasteri buddhisti in Ladakh, ma con questa guida ho voluto fornirti un piccolo aiuto indicandoti le tappe irrinunciabili – coprendo un po’ tutto il territorio.
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